L'importante non è vincere...

boxe-carnera-280x140Sfidare il campione del mondo dei pesi massimi di pugilato non e' roba per tutti.
Ebbene, lui lo aveva già incontrato un sacco di volte, e a parte un match in cui aveva vinto ai punti quando era sull'orlo di capitolare arrancando fino all'ultimo round, aveva sempre perso.

Il nostro eterno sfidante sbraitava, inveiva contro il campione e la sua  condotta di vita e di gara disdicevole. Ne aveva buone ragioni:  era un prepotente vanitoso e sfacciato, per dirla senza esagerare. Se poteva, truccava gli incontri, si dopava con sostanze chimicamente inattaccabili e quando invece scoprivano il trucco, fior di avvocati e medici sportivi prezzolati trovavano sempre un modo per avallare le sue vittorie. Si dice che avesse persino pagato dei giudici sportivi per fare annullare certe sentenze scomode, e probabilmente era pure vero.
Aveva persino rinunciato all'idea della sfida, al punto che non si allenava più ed era diventato grasso e flaccido: quel poco di muscolo che ancora sfoggiava era una degenerazione anabolistica che infondeva una certa tristezza. Passava ormai più tempo dall'estetista che in palestra.



Poi il campione, all'improvviso, morì. Un colpo secco alla nuca, preso in strada e sferrato da non si sa chi. O meglio, non si sapeva chi nello specifico ma i mandanti erano noti a tutti. Tutti però finsero stupore. Era chiaro però che non era gente di palestra, che altrove gli interessi si erano spostati.
Pazienza, si disse: chi la fa l'aspetti. E tutti in fondo la pensavamo più' o meno allo stesso modo: ben gli sta.

Ma che schifo, che tristezza il giorno dopo accendere la televisione e vedere l'eterno sfidante a torace nudo, volgare e gaudente, mostrare i muscoli urlando con la bava alla bocca che era lui il più forte, il più forte del mondo intero. Avremmo voluto vederlo vincere con i guantoni legati ai polsi, sfoggiando l'arte antica, quella vera, quella della sue origini. Ma era diventato oramai troppo simile al suo avversario, era chiaro a tutti che oramai erano diventati simili, cosi' simili da imbarazzare i telecronisti. Solo opportunità differenti li dividevano.
Che amarezza vederlo così opulento, inflaccidito e rubizzo fare la ruota come un tacchino in amore. Che amarezza scoprire che il campione non aveva più nessun fan, nemmeno uno a compiangerlo. Anzi, pareva non ne avesse mai neppure avuti.
Le bionde platinate che occhieggiavano nei giornali di gossip al suo fianco ora lanciavano per strada, scosciate ed oscene, volantini con la faccia dell'eterno sfidante che, tronfio, fletteva dei bicipiti anabolizzati e lucidi. Il manager faceva salti mortali per farsi fotografare almeno una volta accanto al nuovo, vero sportivo sigaro tra i denti e giacca gessata in grigio-nero, sorriso da squalo e orologio d'oro al polso.
Il mondo intero plaudiva.

Gli allenatori, gli sponsor… in due giorni appena avevano già rinnegato la loro star per sostituirla con il nostro eterno sfidante che nel frattempo si era affrettato a contattare lo staff tecnico e giuridico dell'eterno, inarrivabile avversario per assicurarsi le stesse franchigie che un tempo erano appannaggio del rivale.

Non sarebbe cambiato nulla, nello sport più antico del mondo: i pugili, quelli veri, avrebbero continuato a sudare nelle palestre, illusi di poter un giorno combattere per un titolo che era in mano da anni ai manager, ai montatori di incontri truccati. In un mondo di incontri falsi, il vero bluff erano loro, per quanto inconsapevoli.

La cosa più grave fu che quando tutto questo accadde, e lo ricordo ora che la boxe non esiste più, tra il pubblico nessuno volle rendersi conto di nulla.

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